Interviews,  January 2021 Issue

Intervista con la Giornalista e l’Autrice Eva Giovannini

This interview appears in the January 2021 Issue of The Open Doors Review in English. To view the magazine, click here.

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Introduzione

Eva Giovannini è l’autrice di Oriana Fallaci: Il Vietnam, L’America e l’anno che cambiò la Storia. Questa Graphic Novel fa parte della serie “Donne sul Fronte,” la prima grande serie italiana di graphic journalism edita da PaperFirst in collaborazione con Round Robin e pubblicato da il Fatto Quotidiano. La serie di sette volumi mette al centro della scena un lavoro giornalistico tutto al femminile in cui giornaliste raccontano altre giornaliste passate alla Storia ma anche esperienze dirette di reporter. Il primo numero scritto da Eva Giovannini è dedicato alla famosa giornalista: Oriana Fallaci. 

Eva Giovannini è una giornalista italiana, nata a Livorno. Inviata per la Rai e l’autrice del libro Europa Anno Zero: il ritorno dei Nazionalismi, nonchè presentatrice di due edizione del Premio Strega e vincitrice del “Premio Giornalistico Altiero Spinelli” per gli studi europei. “Oriana Fallaci” è il suo primo Graphic Novel.

Ho parlato con Eva dopo l’uscita del libro.

Eva Giovannini: Photo/pensavopeccioli.it

Intervista

Lauren: Come descriveresti il personaggio di Oriana Fallaci a un pubblico non Italiano? 

Eva: Oriana Fallaci è stata la più importante giornalista italiana nel mondo. Ed è ad oggi la giornalista diciamo più famosa che l’Italia abbia mai espresso nel mondo. È stata la prima inviata di guerra nel nostro paese. E l’unica inviata durante la guerra in Vietnam. Durante quindici anni e più durante la guerra in Vietnam ci sono state più di 400 donne da tutto il mondo inviate sul fronte. L’unica donna italiana era lei. Oriana Fallaci ha avuto un’enorme fortuna internazionale. I suoi libri sono stati tradotti in 30 lingue. Tutte le sue cose venivano tradotte in inglese. Lei ha abitato per metà della sua vita a New York nell’Upper East Side. Ha avuto un’infanzia molto difficile perché è nata alla vigilia della seconda guerra mondiale ed è stata, insieme alla sua famiglia, partigiana, quindi ha combattuto contro i nazi fascisti. E questa esperienza ha segnato tutta la sua vita. Tutta. Lei è sempre stata profondamente libertaria, qualcuno l’ha definita anarchica, sicuramente anti-fascista. Ma mai filo comunista. Purtroppo la sua fama negli ultimi anni è legata alle sue ultime opere che sono state pubblicate dopo l’11 Settembre….lei è morta nel 2006 … Negli ultimi 5 anni lei ha scritto delle cose molto feroci, molto forti, molto virulente contro l’Islam e contro l’Islamismo. E per questo motivo fu molto criticata. Anche io non ho condiviso i toni delle sue ultime opere … soprattutto la sinistra l’ha massacrata. Per questo motivo i partiti di destra italiani si sono appropriati del suo nome, ma lei se sapesse, Oriana Fallaci, che Matteo Salvini va a mettere il fiore sulla sua tomba per farne una sua bandiera penso che si arrabbierebbe molto.

Lauren: É stata molto criticata per la sua presa di posizione categorica sul mondo Islamico alla fine della sua vita. Considerando il fenomeno del “cancel culture” di oggi, tante persone hanno messo da parte il lavoro della Fallaci. Però senti la necessità di trovare giustificazioni per ciò che ha scritto o è possibile focalizzare soltanto su una parte della sua vita?

Eva: No, seconda me è molto sbagliato ridurre l’opera di Oriana agli ultimi anni della sua vita. Perché lei ha scritto delle cose molto appunto forti ma sono state una parte della sua produzione giornalistica e letteraria. Lei ha scritto alcuni libri che sono straordinariamente belli che hanno cambiato l’immaginario del giornalismo italiano e in particolare del giornalismo femminile italiano perché lei è stata una pioniera su tutti i punti di vista. Libri come “Un Uomo” o “Niente e così sia” o “Se il sole muore” sono libri immortali.

Lauren: Perché hai scelto questo periodo della sua vita, i primi anni in cui è stata in Vietnam? Perché hai scelto questo per il Graphic Novel?

Eva: Mi è stato chiesto di scegliere un periodo della vita di Oriana che avesse, che rappresentasse una sua guerra. Avrei potuto anche scegliere la parte finale della sua vita in cui lei si diceva in guerra contro l’alieno che era il suo tumore per cui poi è morta.

Però ho scelto il Vietnam perché mi sembrava una parte molto interessante, eccitante della sua produzione professionale. Era già molto famosa ma non famosissimissima. Era alla soglia del successo planetario quando è partita. Infatti “Niente e così sia” che libro che parla del Vietnam che uscirà nel ’69, sarà veramente un successo incredibile tradotto in mezzo mondo. E ho scelto il Vietnam perché in quegli anni non solo per Oriana succedeva qualcosa di fondamentale, cioè la prima guerra cosi importante che lei seguiva, ma anche perché L’America stava cambiando. C’erano le proteste degli universitari il ‘68, l’uomo sulla luna, l’uccisione di Bob Kennedy e Martin Luther King. Oriana faceva su e giù fra il Vietnam e gli Stati Uniti raccontando questi due fronti diversi, ma incredibilmente interessanti. Quindi sembrava un biennio in cui è successo tutto e da cui tutto poi è cambiato. 

Donne Sul Fronte Photo/Ansa.it

Lauren: Donne sul fronte è un Progetto in cui giornaliste donne scrivono storie di altre giornaliste donne. Perchè questo è importante, perche giornalista donne sulle donne…

Eva: Io, insomma, non ho scelto io questa collana, non è una mia idea. L’idea è di Luigi Politano che è l’editore di Round Robin che ha avuto l’intuizione di far parlare alcune giornaliste di altre giornaliste.

Penso che sia importante non raccontare sempre le donne su problemi delle donne ma sia importante raccontare delle donne che raccontano il mondo. Troppo spesso sui i nostro giornali le firme femminili arrivano quando c’è da parlare del Bonus Bebé, delle discriminazione, delle vittima di femminicidio. Io voglio trovare firme di donne che raccontano l’Iraq, la Siria, la Libia, le tensioni internazionale, il Covid, cioè voglio trovare firme di donne sul mondo, non sulle donne e basta. Questo è il vero scarto. E quindi mi sembrava un progetto interessante.

Lauren: Stavo pensando che la Fallaci ha scritto di argomenti “soft” come la vita degli attori di Hollywood ma anche di guerre in tutto il mondo. Volevo chiederti, considerando la tua esperienza oggi giorno, pensi che una giornalista donna abbia le stesse opportunità di scrivere su qualsiasi argomento o venga relegata ad argomenti considerati femminili?

Eva: Ancora la strada è lunga, però non c’è dubbio che ci sia stato un enorme progresso rispetto agli anni 70 in cui Oriana scriveva sull’Europeo, il suo giornale dove era l’unica firma femminile a comparire su alcuni temi. In quegli anni c’erano 2 o 3 giornaliste che scrivevano di politica in l’Italia. Lei era l’unico che andava in guerra. Oggi no. Oggia siamo tante, scriviamo di tutto, facciamo le inviate nei teatri di guerra … Io stessa mi sono occupata molti anni di politica internazionale, seguendo le questione Europee, del terrorismo alle estreme destre. Non posso dire di essere stata mai discriminata per il mio sesso.

Lauren: Qual è stato il tuo percorso personale per entrare nel mondo del giornalismo?

Eva: Mi sono laureata a Pisa in letteratura internazionale e poi ho fatto 2 anni di scuola di giornalismo a Roma, dopodiché ho fatto uno stage, e poi ho avuto dei contratti di lavoro a Sky TG 24 e poi da lì è cominciato tutto. Però ho fatto un percorso molto standard perché collaboravo a Livorno con un quotidiano di Livorno che è Il Tirreno. Però diciamo lo scatto poi al nazionale l’ho fatto attraverso una scuola di giornalismo che mi ha dato l’opportunità di diventare poi giornalista professionista. 

Lauren: Perché volevi sempre fare questo lavoro… da Piccola?

Eva: Si da piccola, devo dire ero molto curiosa, amavo la parola. Ero molto molto curiosa di cose molto diverse. Nel 1989 quando è caduto muro di Berlino avevo 9 anni e mi ricordo questa lunghissima diretta televisiva fatta dalla RAI con Lilli Gruber, la giornalista a Berlino a raccontare il muro che crollava e io mi ricordo che pensai che faceva il lavoro più bello nel mondo.

Lauren: La Fallaci è stata un punto di riferimento per te?

Eva: Si, lei era il modello inarrivabile. La Maestra con la M maiuscola. Avevo a casa qui dei miei genitori “Un Uomo” e “Lettera a un bambino mai nato” che è un capolavoro, e pensavo insomma che era veramente inarrivabile. Poi da grande, dopo l’11 Settembre, avevo già 20 anni e l’ho criticata moltissimo. Ma non ho mai perso di vista che le persone non sono solo una cosa, sono tante cose diverse e vanno viste nel loro insieme. 

Lauren: Leggendo una biografia sulla vita della Fallaci, ho visto che i dettagli che hai incluso nella Graphic Novel sono molto precisi per quanto riguarda dialoghi o eventi specifici. Per te è stato un lavoro da biografa o hai romanzato qualcosa?

Eva: No, mi sono attenuta in maniera molto molto fedele alla realtà. Semplicemente ho dovuto operare molti tagli e in questo senso mi sono preso la libertà di scegliere però non ho inventato nulla. Ho studiato molto e non ho inventato nulla.

Lauren: Com’è stata l’esperienza nella creazione di un Graphic Novel? 

Eva: Divertente. Stancante, perché ho fatto dieci revisioni di bozze di disegni. Appassionante perché ho imparato come si fa un Graphic Novel dalla lettura dei libri fino alla vignetta, cioè l’operazione di dire “ok racconta questo episodio” e già è una scelta… ma in questo episodio cosa racconto? Tutto? No. Perché la vignetta deve dire tutto in dieci parole per cui… Allora come l’ho metto dentro la vignetta. Chi guarda? È Oriana che guarda o Oriana è guardata da qualcun’altro. La scena la vedo da sopra o la vedo da sotto? Questa vignetta è muta o le facciamo dire questa battuta o lo teniamo per la vignetta successiva, questa battuta? Ogni cosa così per 67 tavole.

Lauren: Quindi hai lavorato tanto con il disegnatore. Non era lei che ha creato… 

Eva: No, io insieme a Emanuele Bissattini che mia ha affiancato nel percorso di stesura della sceneggiatura – abbiamo scritto tutto. Poi Michele di Cecio ha lavorato fianco a fianco con noi in maniera meravigliosa perché lei ha 23 anni, non sapeva chi era Oriana Fallaci e è stata eccezionale.

Lauren: La storia del tentativo di adozione in Vietnam mi ha colpito in particolar modo. Perché hai scelto di includere questo particolare di tutti gli anni in cui lei è stata nella guerra?

Eva: Intanto perché nel libro “Niente e così sia” lei lo racconta in maniera magistrale e mi ha molto emozionato. E poi perché penso che sia stato un episodio che ha segnato un pò il corso della sua vita perché lei aveva 38-39 anni, voleva diventare madre, si era innamorata di François Pelou ma lui era sposato. La loro storia d’amore è durata molti anni ma non ha mai prodotto dei figli. Lei dice a un certo punto aveva una forte esigenza di vita, dice “ok io adotto un bambino.” Poi la sfortuna ha voluto che non riuscisse ad adottarlo perché la bambina che aveva scelto in realtà era cieca, non gliela danno, insomma ha delle difficoltà. E poi lei non rimarrà più incinta, cioè rimarrà incinta pero perderà i bambini con aborti spontanei e chi sa cosa sarebbe successo nella vita di Oriana se quella bambina l’avesse portata a casa e se fosse diventata mamma di una bambina vietnamita. Chissà se il corso della sua storia sarebbe stato lo stesso. Non lo possiamo dire però a me affascinano i turning points. Quei momenti in cui tutto può accadere e può cambiare il corso della tua vita e non saprai mai se era il destino scritto che non andasse così o se sei tu che hai sbagliato qualcosa. 

Lauren: è bello di pensare a una persona che ha visto tutto la morte della guerra e ha questo desiderio di crescere una vita invece da quel posto.

Eva: E una cosa bellissima. Mi sono tanto emozionata. 

Lauren: Oriana si è scontrata con un editore all’inizio della sua carriera perché non voleva scrivere un articolo influenzato dal punto di vista del giornale. Per lei la verità delle persone o delle situazioni è sempre stata la cosa più importante. Allo stesso tempo ha detto che un giornalista non può essere mai completamente obbiettivo… non può separarsi dal suo lavoro. Che ne pensi?

Eva: Lei era una giornalista libera, prima di tutto, libera, preparatissima, studiava moltissimo Oriana e terzo mai distante dalle cose che raccontava. Non vuol dire che non fosse onesta intellettualmente, lei era onesta intellettualmente ma era di parte, nel senso che lei su ogni situazione aveva una sua opinione e diceva che il giornalismo, cosi detto anglo-sassone quello che non prende posizione non esiste secondo Oriana. Perché tutti noi abbiamo un filtro culturale, emotivo, biologico, familiare, che segna il nostro punto di vista. Qual è la differenza tra un giornalista manipolatore e Oriana Fallaci? È che Oriana Fallaci dichiarava qual è la sua punto di vista. Non faceva finta di non averlo. Lei lo dichiarava. E in questa è stata poi la sua grandezza perché lei è sempre stata tagliente come una lama. Però non prendeva ordini da nessuno. Il suo punto di vista era proprio il suo non era il punto di vista del potente che le commissionava e le dava l’intervista, era quello di Oriana, punto.

Oriana Fallaci. Photo/Wikipedia.it

Lauren: Se tu potessi consigliare un libro scritto da Oriana Fallaci…?

Eva: Consiglierei “Niente e così sia” perchè è stato fonte di ispirazione per questo.

Il Graphic Novel di Oriana Fallaci scritto da Eva Giovannini è disponibile su shop.ilfattoquotidiano.it. Grazie per l’ascolto. 

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