Interview with Artist Nicola Evangelisti (Italiano)
By Silvia Serenari. Published in Open Doors Issue N. 7 June 2025.
Sono Silvia Serenari ho conosciuto Nicola Evangelisti in una mostra collettiva che ci vedeva coinvolti entrambi. Mi sono subito interessata alla sua ricerca che riesce sapi- entemente a tenere insieme un’indagine sul mondo naturale e metafisico, un percorso artistico lungo e complesso che si articola in tre tematiche accumonate dall”uso della luce sia come medium espressivo che come oggetto di speculazione spirituale e scientifica fino ad affrontare problematiche della realtà contingente. Spero di riuscire a condurvi lungo i sentieri del suo percorso colto ed affascinante.
Silvia: Fin dall’inizio del tuo percorso artistico la luce è stata sia mezzo espressivo che motivo di riflessione teorica. Potresti spiegarmi nel dettaglio il tuo rapporto con essa?
Nicola: Il mio percorso artistico in relazione alle luce si divide in due ambiti di ricerca, un primo che può essere definito di arte e scienza in cui mi sono ispirato alla fenomenologia della luce in ambito scientifico ed un secondo in cui la luce è metafora del sacro.
Silvia: Pensando al ciclo delle strutture spaziali, che hai portato avanti per molti anni, mi viene subito in mente l’installazione Spazio-tempo curvo, me ne vuoi par- lare?
Nicola: In quel lavoro ho rappresentato, grazie a delle incisioni effettuate sul retro di uno specchio curvo retroilluminato, l’andamento curvilineo della luce nell’ambito della teoria della relatività generale di Einstein.
Albert Einstein scardina il concetto classico di spazio e di tempo definendo una nuo- va categoria onnicomprensiva, lo spazio-tempo un continuum quadridimensionale incurvato da masse di materia e campi gravitazionali: la luce segue le sue curvature.
Riguardo alla luce nel sacro ho realizzato una trilogia di videoproiezioni: Lux Inac- cessibilis, Genus Lucis, Speculum Solis, in tre chiese di Bologna, musicate dal com- positore mio omonimo Nicola Evangelisti. Queste opere sono state ispirate dalla “metafisica della luce” che si è sviluppata nel medioevo ad opera principalmente del teologo Roberto Grossatesta.
Silvia: Questi ambiti di ricerca fanno capo a due arterie di pensiero che comune- mente vengono intese in modo dicotomico. Cosa ne pensi invece dell’alchimia dis- ciplina che portava avanti contemporaneamente sia una ricerca scientifica che spiri- tuale? Hai realizzato delle opere ispirate al processo alchemico di trasmutazione della materia?
Nicola: Gli alchimisti come Paracelso sono stati considerati precursori della chimica, provvisti di laboratori in cui hanno avuto luogo scoperte tra cui medicinali impor- tanti, al contempo sono stati anche degli spirituali elaborando una scienza esoterica finalizzata al mutare il piombo in oro, metafora di purificazione dello spirito. Il fine era la trasformazione della materia grezza in una materia sacra. L’oro è da sempre metafora del sacro in svariati culti.
Il mio lavoro di taglio “po- litico” sul tema della guerra è relazionabile all’alchimia per due ragioni, una associa- ta al simbolo dell’oro, e l’altra all’uso del fosforo che a par- tire dal ‘600 circa è stato in- teso come materia alchemica (spongia lucis, pietra lunare, trovata sui colli di Paderno a Bologna).
Nel mio lavoro “La “Grande
opera” degli alchimisti, ovve- ro il processo di trasmutazione dei metalli che contemporaneamente apre le porte ad una metamorfosi spirituale, si traduce anche nel disossidare e lucidare i bossoli usati
e sporchi, fino a farli diventare splendenti come oro.
Le pallottole di piombo vengono cromate in ottone, una lega molto simile all’oro ed analoga per molte delle sue caratteristiche. Successivamente riempio i bossoli di ma- teriale fosforico in modo che abbiano una luminosità diurna e una notturna: durante il giorno puliti e lucidi risplendono come oro al sole, nel buio delle notte rilasciano luce accumulata dal fosforo.
Il dare luce a questa materia portatrice di morte ha un significato molto importante per me in quanto simboleggia il rifiuto del lato oscuro e del male presente nell’uma- nità e la negazione del suo originario utilizzo. Inoltre, tramite l’assemblaggio di armi o singole parti di esse come bossoli e pallottole vado a privarle della loro funzione di morte disinnescando simbolicamente la violenza insita in essa.
L’installazione NATURE è composta da pallottole in piombo cromate in ottone simile ad oro. Questo elemento di preziosità ha portato a interrogarmi sul perché le armi siano concepite e studiate secondo canoni estetici legati al bello ed ho definito questo spunto di riflessione “estetica della distruzione”.
Ho ragionato sull’estetica delle armi e la conseguente, paradossale, necessità di dis- truggere in eleganza formale.
Dato che un coltello può essere così bello da diventare un oggetto da collezione, mi chiedo se ci sia un desiderio inconscio di trascendere il loro significato rendendolo più accettabile o forse la natura umana non riesce a uscire dal concetto di bello anche quando esso porta al male assoluto.
Silvia: pensando al fosforo mi viene in mente un altro importante ciclo di opere, mi riferisco a New Quantum opere pittoriche di black light art.
Nicola: Si tratta di iridi che ho dipinto con vernici fluorescenti che risaltano alla luce ultravioletta. Il ciclo di New quantum è basato sull’analogia tra l’iride e i buchi neri che recentemente la scienza ha ipotizzato come possibili varchi e confini tra universi.
Silvia: Nell’iride realizzata dal nostro duo vediamo una composizione diversa. L’op- era è stata processata secondo uno schema geometrico fatto di riflessioni e di simme- trie. Si tratta di una immagine caleidoscopica che rimanda anche al concetto di man- dala?
Nicola: Sì, il mandala è una forma simbolica legata alla spiritualità orientale. Una forma circolare ordinativa in cui, nella analisi di Jung, i contrasti e gli opposti trova- no una sintesi superiore e unificante portando la coscienza in uno stato di quiete e di pace interiore.
Silvia: siamo quindi arrivati a definire una possibile armonia tra scienza e spiritual- ità?
Nicola:Penso che nelle nostre opere abbiamo sovrapposto una indagine conoscitiva di stampo scientifico con una ricerca metafisica e spirituale evitando verità dogma- tiche e riduzionismi materialistici, un desiderio di libertà dagli schemi intellettuali, dalle gabbie ideologiche per una sintesi superiore.


