Intervista con Silvia Serenari (Italiano)
By Luca Misuri. Published in Open Doors Issue N. 5 Dec 2023.
Silvia Serenari segue da anni un cammino personale intriso di filosofia, religione, esoterismo e simbolismo alchemico, con l’intento di avvicinare quel meraviglioso mondo visionario al suo percorso artistico, creando così un lavoro denso di spiritu- alità e richiami al sacro. Le sue opere mostrano un forte legame con atmosfere legate alla sacralità sia della cultura occidentale sia di quella orientale.
Nel 2004 ha esordito con Anima Urbis, la ricerca dell’anima nella città: un cammino spirituale e contemplativo nel caos metropolitano espresso attraverso il linguaggio video e la fotografia digitale rielaborata al computer. Nel 2008 si è tenuta la sua prima mostra personale di rilievo: “Anima Urbis, Iter Perfectionis” nella galleria Dora Dia- manti arte contemporanea di Roma. A seguire mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati in Italia ed all’estero, da Milano, Parigi, Mumbay, Roma, e Brescia. Attualmente è in mostra a Gilda Contemporary Art Milano.
Negli ultimi anni la ricerca dell’anima si è spostata dalla città alla natura, trovando la sua naturale espressione, oltre al video ed alla fotografia, nella scultura e nell’in- stallazione.
Interview
Sono Luca Misuri e mi occupo della scelta visual per Open Doors Review. Sono un artista (@wende.visual) che vuole far comunicare tra loro gli artisti degli anni 20 del XXI secolo (chissà come li definiranno? Io proporrei gli anni dell’arte Insta-Ganzika. Sono Livornese, la traduzione sarà ardua, me ne scuso).
A tale scopo qualche anno fa immagino un posto ideale, un magnete per attirare altre personalità creative, una factory! Roba già sentita certo, ma da questa ed altre idee (di cui un giorno vi racconterò) ecco che si attiva un multiverso sorprendente. Dopo una performance mi si avvicina Silvia Serenari. Si crea una connessione che, da un primo confronto con la stessa, non è di certo da considerarsi casuale.
Luca: Partiamo proprio da questo punto. La casualità, il fato, l’evento catalizzatore. Quale è il tuo credo a riguardo?
Silvia: È da quando avevo vent’anni che la parola “casualità”, nella mia vita, ha ini- ziato a perdere valore. In quel periodo alcuni eventi significativi mi hanno aperto il varco verso la comprensione di una dimensione diversa permeata da energie sottili un “Unus mundus”, come lo definisce Jung, dove tutto è connesso. La casualità è stata quindi sostituita dal concetto di Sincronicità, ovvero la manifestazione della relazione tra mente e materia che dimostra che il mondo fisico e psichico sono interconnessi; e il concetto di attrazione, ossia che siamo fatti di energia e attraiamo energia simile. Nel libro “nulla succede per caso” lo psicologo Hopcke scrive: L’insolito verificarsi di una sincronicità serve ad orientare la nostra sensibilità verso questa dimensione sacra e simbolica dell’esistenza quotidiana.
Luca: Prima che la nostra somiglianza energetica ci facesse incontrare, in quali altre occasioni da te vissute, questa energia, si è manifestata? Da cui la tua convinzione appena espressa.
Silvia: Il primo evento importante che ha delineato la via che ancora percorro è data- to 1995. In quel periodo un mio caro amico mi stava coinvolgendo nella ricerca di una realtà più profonda, una “realtà separata”: Mi aveva consigliato di leggere Casta- neda ed un giorno mi chiese se volevo fare I CHING, il libro dei mutamenti (l’oracolo cinese), che ancora non conoscevo. Rimasi così impressionata ed affascinata che gli chiesi subito dove potevo comprarlo, ma lui mi rispose: “se è destino che devi fare I Ching (libro dei mutamenti) il libro ti arriverà da solo!” Mi sembrava impossibile che un libro così particolare mi potesse arrivare da solo!. Ma 15 giorni dopo (mi vengono ancora i brividi al sol pensiero) a casa di mio padre guardando nella sua libreria LO VIDI! Era di Paola, la moglie, e dato che non lo usava, appena le chiesi se era suo, me lo regalò senza esitare! Questo è l’evento più importante dell’inizio della mia ricerca esistenziale ed artistica, un “imprintig” così forte da non lasciare dubbi! Da quel mo- mento in poi la mia visione del mondo cambiò profondamente e affinando sempre di più la percezione e aprendomi ad un altro mondo iniziai a trovarmi più frequente- mente coinvolta in eventi insoliti e costellati di sincronicità, molti dei quali avevano come protagonisti dei libri che mi hanno permesso di conoscere persone a me affini e con la stessa carica energetica. Mi ha inoltre convinta di vivere in un mondo ordinato da leggi e legami invisibili che talvolta si rendono visibili a chi si abbandona al suo flusso e a chi riesce a “vedere oltre”. Il mio ultimo progetto artistico è proprio sulla ricerca di queste relazioni e sulle energie che ci legano a tutto l’universo. E come dice Jung: tutto l’Universo sembra cospirare affinché eventi reali densi di carica simbolica accadano all’improvviso come per volerci guidare.
Luca: Lo sai che mi stai convincendo. Ho da sempre sospettato ma non ho mai avuto il coraggio di buttarmi, di indagare a fondo. Te invece ti sei buttata. Mi hai accennato di aver seguito varie direzioni. Quali esperienze di vita diretta hai fatto? Parlaci del tuo viaggio indagatore che ha arricchito la Silvia di allora ed ha conseguentemente ampliato il tuo multiverso artistico.
Silvia: Il mio viaggio verso una “dimensione altra” ha avuto inizio in un luogo magi- co, una pineta mistica, dove ero solita trascorrere il tempo suonando o passeggiando tra i fitti pini metafisici, insieme a qualche amico che come me aspirava ad una “realtà separata”.
Intesa non come evasione ma come approfondimento, ovvero un meraviglioso cam- mino nel regno del “sottile”.
Da lì ho iniziato i primi esperimenti finalizzati ad arricchire la mia sfera percettiva e a cercare di vivere in una dimensione atemporale nel “nunc stans”, l’eterno presente. Dopo una full immersion di due anni in questa cornice naturale ho iniziato a fre- quentare piccole comunità per un mio interesse di crescita spirituale.
Dagli Hare Krishna (ero una visitatrice esterna) ho partecipato varie volte al loro rituale domenicale, canti e balli nel tempio di Villa Vindravana. Ho frequentato per un po’ il buddismo di Nichiren Daishonin, sono andata più volte a Pomaia al mon- astero tibetano, ho praticato vari tipi di meditazione kundalini, quella dinamica; ma l’esperienza più immersiva l’ho avuta con una comunità di Osho. Il mio ruolo era aiutare in cucina in cambio mi avevano dato una roulotte dove potevo stare nei giorni di soggiorno in comunità, inoltre potevo frequentare gratuitamente le medi- tazioni. Purtroppo e per fortuna la mia esperienza è durata poco.Sono entrata, per il mio carattere indipendente, subito in conflitto con la proprietaria e fondatrice della comunità una donna di origine tedesca.
Avevo messo in dubbio la loro interpretazione del messaggio di Osho che mirava all’indipendenza di pensieri al poter trovare una propria strada affrancandosi dai dogmi e dalle religioni. Loro di fondo erano molto fanatici e veneravano la figura di Osho come fosse una divinità.
Dopo innumerevoli delusioni di luoghi frequentati da persone altro che propense alla ricerca e alla messa in discussione di sé, ho deciso di ritirarmi a vita privata, al- imentando la mia visione critica e analitica della realtà attraverso letture filosofiche, esoteriche, e trovando nell’arte il mio “iter perfectionis.”
Intermission
Qualche giorno dopo l’inizio di questa conversazione, vado a cena da Silvia e ci ad- dentriamo nelle fondamenta della sua personalità artistica. Parliamo delle sue origini creative. La forte personalità artistica del padre e quella spirituale della madre. Mi illustra il libro dei Ching, le 3 monete con cui “leggere” i segnali lasciati dalla nostra energia, la biblioteca piena di filosofia, psicologia, esoterismo, alchimia, le pietre fo- rate dai litodomi e le opere presenti in casa (le altre sono: a Milano nella galleria Gilda Contemporary Art).
Vedo le ceramiche con sopra stampato le infinite geometrie di Santa Maria del Fiore adattate ad un linguaggio ancora più universale. Sono state ovunque ma non all’op- era del Duomo (il museo più bello di Firenze). “Mettiamole al “mio” spazio! Di fronte alla facciata del Duomo, dato che il “di dietro” (ove presente il museo dell’opera del Duomo) sembra non volerle, ironizzo.
Lei sorride consenziente e mi illustra la fitta rete di rimandi e connessioni numero- logiche e geometriche presenti nei suoi mandala dinamici (vedi link ai video) e quelli ibernati per sempre su supporti quali Plexiglas (adoro quelli 3D – iter Mysticum e Fluctuationem meam), o ceramica. Non è certo un lavoretto da copia incolla casuale o effettino plug in. Ci spostiamo nell’angolo studio per vedere come nasce il tutto. Lei ticchetta sul mouse, lo schermo si anima di riflessioni totali, lei entra in una di quelle dimensioni dominate da flussi rivelatori che devono affascinare l’osservatore, in questo caso il sottoscritto. Poi ci sediamo per una tisana (al tiglio) ma sbaglio e prendo la tazza con il te verde, se ne accorge lei.
Luca: Ho intuito la punta dell’iceberg, ma come spiegheresti al lettore il processo evolutivo che porta una semplice foto a diventare, attraverso il passaggio nella tua mente, un mandala così complesso, anche dal punto di vista simbolico? Quando e come ti è venuta l’idea di usare questo metodo digitale?
Silvia: Sono arrivata a questo metodo grazie a degli esperimenti antecedenti dove creavo disegni geometrici da immagini reali.
Anima urbis è stato il mio primo progetto dove ho utilizzato il digitale per dare vita a geometrie sacre a partire da fotografie della città. L’idea mi è venuta in mente mentre passeggiavo in un tratto della tangenziale sopraelevata di Roma, nel quartiere del Pigneto, dove la strada passa accanto ai palazzi e li sfiora.
Nel 2003 per due settimane un piccolo pezzo, fu chiuso al traffico. Ne approfittai per fare foto e da quella inusuale prospettiva è successo il miracolo: una sorta di illumi- nazione metropolitana, che mi ha portata a trasformare le immagini caotiche della città, strade, palazzi, macchine in leggi geometriche superiori motivata dalla rifles- sione che: tutto ciò che ci circonda e ogni attimo della nostra vita può essere visto e vissuto come un frammento di perfezione. Non solo la natura predispone alla con- templazione, non solo in meditazione si raggiungono le “alte vette”, anche in una città frenetica si può può entrare in un’altra dimensione e trascendere la realtà sensibile. Inoltre, sono riuscita a trasformare la tangenziale in immagini armoniose operando così, usando il gergo degli alchimisti, la trasmutazione del piombo in oro. Prosegu- endo, negli anni, la ricerca (sia concettualmente sia tecnicamente) si è affinata sempre di più andando infine a creare le astrazioni complesse, protagoniste dei lavori succes- sivi. Questo processo tecnico e ripetitivo che utilizzo per la creazione delle opere è inoltre, per me, come una forma di meditazione!
Luca: Non rimane che parlare di futuro..
Silvia: Sto piantando dei semini, prendo in prestito da te questa immagine che mi pi- ace molto, affinché il mio futuro sia costellato da progetti artistici collettivi, realizzati con persone che come me hanno la voglia di condividere un percorso di ricerca co- mune. Penso che la nostra epoca stia isolando troppo gli esseri umani e come dicono i Ching, captando perfettamente la mia energia e rispondendo quindi in modo molto preciso: “si deve cooperare a impresi comuni per dissipare e dissolvere l”egoismo che divide”.


