Intervista con giudice ospite Giovanni Vergineo
Published in Open Doors Issue N. 4 June 2023
Giovanni Vergineo è archeologo, guida turistica di Roma e imprenditore. E’ nato a Benevento nel 1984 ma vive nella capitale dal 2009. Nel 2010 è stato finalista del premio “Italo Calvino” con la raccolta di racconti “Pippe”. Nel 2015 è stato semifinalista del premio “La Giara” con il romanzo “La scom- parsa delle Cotolette” selezione regione Campania. Ha pub- blicato alcuni dei suoi racconti in varie riviste e raccolte, tra le quali “OschiLoschi” – Nevermind edizioni, Benevento, curata da F. Ignelzi.
Giovanni Vergineo is an archaeologist, tour guide in Rome and entrepreneur. He was born in Benevento in 1984 but has lived in the capital since 2009. In 2010 he was a finalist for the “Italo Calvino” award with the collection of short stories “Pippe”. In 2015 he was semi-finalist of the “La Giara” award with the novel “La scomparsa delle Cotolette” in the Campa- nia region selection. He has published some of his stories in various magazines and collections, including “OschiLoschi” – Nevermind editions, Benevento, edited by F. Ignelzi.
Lauren: Raccontaci un po’ del tuo ul- timo libro, di cosa parla e cosa ti ha ispirato a raccontare questa storia?
Giovanni: Il mio romanzo “L’antico vaso andava salvato” parla della vita di Gennaro, uno studente di archeolo- gia. È largamente autobiografico, ma ci sono comunque molte parti total- mente inventate. Il libro vuole offrire uno spaccato della vita degli studen- ti di archeologia, raccontando cosa significa studiare archeologia in Ita- lia al di là della retorica alla Indiana Jones, quali sono le sfide da affron- tare quotidianamente, le scoperte, le incertezze sul futuro e sulla carriera.
È anche un romanzo che par-
la di amore e di educazione sentimentale: la crescita professionale di Genn- aro è contemporanea a una ancora più eclatante crescita personale. Durante uno scavo archeologico, Gennaro incontra Lara, studentessa americana di cui si innamora perdutamente. Lara si trasferisce in Italia, e i due intrecciano una drammatica storia fatta di sentimenti estremi: amore, odio, gelosia, rancore.
La personalità del protagonista viene plasmata pagina dopo pagina dai suoi studi e dalle sue esperienze “sul campo”, così come dal confronto continuo con Lara e la sua cultura.
In ultima analisi, il libro vuole essere una riflessione sull’archeo- logia come scelta di vita, sul soffocante mondo accademico, e sul- la fine dei sogni di gioventù , siano essi professionali o sentimentali.
L’ispirazione è venuta dalla mia vita reale, ma anche dal desiderio di fare i conti con alcune delle mie ossessioni più forti: l’archeologia, l’amore, il confronto con culture diverse.
Lauren: Quanti libri hai scritto (compreso quelli non pubblicati)? Com’è cambiato il tuo processo creativo dal primo all’ultimo?
Giovanni: Ho scritto due romanzi e vari racconti. Il processo creativo non è cam- biato molto: parto sempre da un’idea fissa, un’ossessione, una storia che cova dentro di me e di cui vorrei liberarmi. Poi studio, scrivo di getto, e riscrivo molte volte finché non sono soddisfatto del risultato. Nel mio primo romanzo, “la scomparsa delle coto- lette”, ho affrontato il tema della famiglia, dei misteri di famiglia e dell’incomunica- bilità tra le generazioni
Lauren: Hai una struttura organizzata fin dall’inizio o inizi a scrivere e poi vedi come l’idea si evolve?
Giovanni: Ho una struttura – base, ma mi
piace molto vedere la storia dipanarsi in modo naturale, e scoprirla man mano che la scrivo più che crearla. Dico spesso che la scrittura non è nella testa, ma nelle dita: passa direttamente dal mio inconscio al computer.
Lauren: Quanto della tua esperienza di vita entra nel tuo lavoro?
Giovanni: Moltissimo. Quasi tutti i miei racconti e molto dei miei romanzi hanno una componente autobiografica. Mi piacerebbe però provare a raccontare dei person- aggi molto diversi e lontani da me, prendermi una vacanza da me stesso, insomma.
Lauren: Per me ci sono due tipi di autori che apprezzo. Quello che mi da ispirazione di scrivere e creare – leggo e subito dopo devo scrivere. E quello che adoro e mi piace leggere ma non mi da ispirazione allo stesso modo. Qual’è un esempio del primo e del secondo per te?
Giovanni: Di solito, leggere non mi ispira a scrivere. Dagli scrittori imparo le tecniche, lo stile, ne apprezzo la bravura o la genialità, ma la voglia di scrivere nasce da dentro di me. Nasce dal voler tirare fuori ciò che ho dentro.
Mi piace molto la frase di Kafka:
“This tremendous world I have inside of me. How to free myself, and this world, without tearing myself to pieces. And rather tear myself to a thousand pieces than be buried with this world within me. “ – Kafka
Questo mondo tremendo che ho dentro di me. Come libera- re me stesso e questo mondo senza ridurmi in pezzi? E meglio es- sere ridotto in pezzi che venir seppellito con questo mondo dentro di me.
È un aforisma che spiega perfettamente cosa rappresenta la scrittura per me.
Lauren: Scrivi mai in inglese? Se si, com’è scrivere in una lingua diversa dalla tua? Se no, perché no?
Giovanni: Nel mio ultimo romanzo “l’antico vaso andava salvato” ci sono molte parti in inglese. Lara, la co-protagonista, è americana e usa molte parole ingle- si. Anche Gennaro, nei dialoghi con Lara, usa spesso espressioni americane.
Nonostante ciò non ho mai scritto in inglese in modo esten- sivo, quindi non saprei rispondere a questa domanda di preciso. Credo che scrivere in un altra lingua sia un’esperienza fantastica, stra- niante e complessa. Ma forse è per questo che non lo faccio. Devo pen- sarci troppo: per quanto parli inglese abbastanza bene, la scrittura in lin- gua diventa troppo “meditata”, troppo mediata dalla mia parte razionale.
Credo che la scrittura debba uscire veloce dalle dita, e che più veloce esca, meglio sia il risultato. La materia narrativa grezza – su cui poi si intervene con cura e attenzione – deve essere gettata sulla carta in modo istantaneo, violento, veloce. È un’eiaculazi- one. Non riesco ad eiaculare in inglese.
Lauren: Quale autore italiano consiglieresti di leggere ad un parlante inglese?
Giovanni: Mi verrebbe da dire Calvino, ma è un po’ troppo facile…sicuramente mi sento di consigliare “La Pelle” di Curzio Malaparte. Per quelli più bravi, Tommaso Landolfi e Raffaele la Capria. “Ferito a morte” è uno dei più importanti romanzi ital- iani ed è praticamente sconosciuto all’estero, il che è un peccato.


