Interviews,  Lingua Italiana

Intervista con giudice ospite Giacomo Barba

Published in Open Doors Issue N. 3 April 2022

Giacomo è uno scrittore e insegnante a Roma. Insegna Lingua e Letteratura Inglese presso il Liceo Scientifico “Ennio Quirino Visconti” e ha un dottorato in Lingua e Letteratura Inglese. È l’autore de “La Libertà dell’Oddio,” Graphofeel edizioni, “The Teacher,” un romanzo che ho seguito, anche se in modo inesperto, nella traduzione dall’italiano all’inglese quasi un decennio fa. A settembre 2021 è uscito il suo romanzo “Non Dite a Romeo che Giulietta mi piace.” Nell’intervista, chiedo un consiglio su quali libri leggere, in inglese e in italiano, cosa cambia quando leggi o scrivi in almeno due lingue, sul proprio processo di scrittura e sulle diverse fasi della vita di uno scrittore.
Giacomo is a writer and teacher living in Rome. He teach- es Language and English Literature at the “Ennio Quirino Visconti” highschool in Rome and has a doctorate in En- glish language and literature. He is the author of “La Libertà dell’Oddio,” Graphofeel edizioni, “The Teacher,” a novel I assisted, however inexpertly, in translating from Italian into English nearly a decade ago. His novel “Non Dite a Romeo che Giulietta mi piace” came out in September 2021. Asa teacher of english literature in Rome, I wanted to ask his advice on what books to read, in English and Italian, what changes when reading or writing in multiple languages, about his own writing process and the different phases of a writer’s life.

Lauren: Raccontaci un po’ del tuo ultimo libro, di cosa parla e cosa ti ha ispirato a raccontare questa storia?

Giacomo: Il mio ultimo romanzo parla di quello che accade quando si ritro- vano allo stesso incrocio il grande amico, il grande amore, e il sogno nel casset- to e improvvisamente sembra che lo spazio nelle nostre vite per farci entrare tutte e tre queste cose gigantesche non basta più. Parla dei disastri che capitano ap- punto per questa improvvisa mancanza di spazio di manovra. È una cosa stra- na perché fino ad un momento prima ci sembrava di avere tutto sotto controllo e quindi di poter avere abbastanza tempo da dedicare agli amici, abbastanza tem- po per pensare ai nostri sogni, abbastanza tempo per rincorrere il grande amore.

Tutto questo è calato su una cornice moderna che però riprende la storia di Romeo e Giulietta, scoprendola tremendamente attuale soprattutto per il modo in cui lo stesso Shakespeare sembra aver avuto problemi a gestire il terribile urto tra questi grandi sentimenti: l’amicizia, l’amore ed i sogni.

Lauren: Questo è il tuo terzo libro. Senti che a questo punto il tuo processo creativo è lo stesso del tuo primo libro?

Giacomo: Credo di essere molto diverso rispetto al primo libro che ho scritto, e an- che la mia scrittura è sicuramente diversa. Ricordo le parole di una grande scrittrice con cui ho avuto l’onore di lavorare che mi diceva, ”Quando cominci a scrivere sei in- namorato di te, poi con il passare del tempo l’amore si trasforma in una bella amicizia e poi nella parte finale della vita, quando continui a scrivere e ti rendi conto di averlo fatto per tanti anni, devi imparare a tollerare i tuoi difetti ed avere pazienza con te stesso.” Credo di essere nella fase intermedia. Non sono più innamorato di ogni cosa che scrivo ma credo di avere una solida amicizia rispetto alle idee ed i sentimenti che cerco di condividere.

Lauren: Hai una struttura organizzata fin dall’inizio o inizi a scrivere e poi vedi come l’idea si evolve?

Giacomo: Non ho una struttura organizzata nel senso che parto da un’idea che mi sembra particolarmente interessante. Poi amo lavorare su delle parti che non sono necessariamente legate in ordine cronologico. Quindi, messa al sicuro un’idea cre- ativa, potrei tranquillamente scrivere prima il finale e poi l’inizio, o semplicemente cominciare a raccontare dal mezzo ed alla fine mettere tutto insieme.

Lauren: Quanto della tua esperienza di vita entra nel tuo lavoro? 10

page11image21567792

Giacomo: Tutto e niente…in re- altà questo ha a che fare con quan- to dicevo già prima rispetto al fatto che quando cominciamo a scrivere siamo innamorati di noi. Scrivere è un bellissimo lavoro ed un bellissi- mo lavoro deve essere filtrato. Os- car Wilde diceva che il pensiero ed il linguaggio sono gli strumenti di uno scrittore, e che i vizi e le virtù sono i materiali di uno scrittore. Quindi i vizi e le virtù che racco- nto nelle mie storie sono semplice- mente i materiali con cui cerco di fare il mio lavoro di professionis- ta, e il pensiero e la lingua sono gli strumenti che utilizzo. Non è possi- bile trapiantare l’esperienza diretta nell’arte perché il risultato è dilet- tantistico quindi ripeto, senza dub- bio i lettori sono portati a pensare che tutto quello che tu hai scritto lo hai vissuto ma non è così.

Lauren: C’era una volta… qualche anno fa ho tradotto il tuo primo libro dall’italiano all’inglese e quella è stata, come sicuramente ricorderai, una vera esperienza! Quindi ho una domanda per te sui lavori di traduzione. Insegni letteratura americana quindi sono sicura che leggi i lavori in lingua originale ma li insegni in italiano ai tuoi stu- denti. Trovi che l’esperienza della storia sia la stessa in entrambe le lingue o cambia qualcosa quando leggi un’opera in lingua originale rispetto alla traduzione?

Giacomo: Mi ricordo molto bene del libro che hai tradotto insieme a me, di quanto è stato stimolante e divertente e mi posso soltanto immaginare i problemi di fronte ai quali ti sei trovata affrontando centinaia e centinaia di pagine con tutte le stravaganti idee e le misture linguistiche, lo slang, i dialetti, l’italiano, le voci che ho inserito. Credo che le traduzioni siano un ponte straordinario che è capace di dare ai libri una vita completamente nuova e quindi la lingua originale è senza dubbio più incisiva. La traduzione è un libro nel libro e quindi per esempio io provo molto piacere nel leggere la traduzione in inglese del mio primo romanzo fatta da te.

11

Lauren: Scrivi mai in inglese? Se sì, com’è scrivere in una lingua diversa dalla tua? Se no, perché no?

Giacomo: Sì, scrivo in inglese. Mi capita e scrivo in un’altra lingua per liberare una parte diversa della mia creatività. Ogni lingua è un’identità segreta che permette di accedere a parti di noi che normalmente teniamo sotto controllo quando parliamo la nostra lingua madre e quindi, scrivere in un’altra lingua è una vacanza, è divertente e ci permette di essere diversi. Quasi uno straniero che si impossessa di noi che è ca- pace di creare idee che l’altro, la persona che normalmente siamo, non avrebbe mai immaginato.

Lauren: Quali sono i tuoi tre libri preferiti?

Giacomo: È difficile dirne soltanto tre. Però farò uno sforzo. Allora, c’è più di un libro di Philip Roth che trovo straordinario. Devo assolutamente citare “Il teatro di Sabbath,” “Il lamento di Portnoy” sempre dello stesso autore, “Ho sposato un comu- nista” e “La macchia umana” o “L’animale morente.” Scegliamone due tra quelli che ho citato di Philip Roth. Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore” e “Il Barone rampante” senza dubbio. Hermann Hesse. “Narciso Bocca d’oro,” “Il lupo della step- pa,” già sono andato oltre ma è impossibile scegliere tra questi.

Lauren: Quali sono le differenze principali tra i libri italiani e americani? Si concen- trano su argomenti diversi? Hanno toni diversi? Ad esempio, i film americani sono sempre altamente stilizzati e drammatici e i film francesi finiscono sempre con qual- che ridicola tragedia … vedi differenze evidenti?

Giacomo: E difficile… Un grande libro polverizza la problematica della lingua e della cultura. I grandi libri parlano di tutto perché rappresentano un risultato straordi- nario in termini di forma e di contenuto; per esempio gli autori di cui ho parlato hanno tantissimo in comune. Sono capaci di trattare qualsiasi tipo di argomento più violento, il più scabroso, il più scandaloso con un’assoluta padronanza tecnica e quin- di rendere nella stessa maniera assolutamente perfetta il romanticismo, la sessualità, la psicologia. Sono ed appartengono alla stessa categoria, quella dei fuoriclasse.

Lauren: Quale autore italiano consiglieresti di leggere ad un parlante inglese? Giacomo: L’autore italiano che consiglio di leggere è senza dubbio Italo Calvino.

Lauren: Quale autore inglese o americano consiglieresti di leggere ad un parlante italiano?

Giacomo: L’autore inglese che consiglieri di leggere ad un italiano è Philip Roth o 12

Hermann Hesse senza scomodare i grandi classici della letteratura. In quel caso la lista sarebbe davvero lunga. Dovrei citare Oscar Wilde, Emily Bronte, George Orwell, soltanto per dire i più famosi.

Lauren: Qual è lo stato emotivo che genera la tua scrittura? Crei quando sei triste? Felice? È una necessità?

Giacomo: Lo stato emotivo che genera la mia scrittura penso che sia soprattutto la curiosità. Quando un’idea mi sembra nuova, innovativa, stravagante e funzionante. È quella che poi prende il controllo della mia mente. Su cui poi si possono articolare vari stati d’animo che mi permettono di scrivere differenti parti della stessa trama.

Lauren: A quale punto del tuo processo di scrittura condividi il tuo lavoro? Chi è la prima persona con cui condividi i tuoi lavori? Qualcuno con cui sei vicino? Un amico che scrive? Un giudice imparziale?

Giacomo: Senza dubbio dopo averlo finito, letto e riletto almeno 50 volte. Le persone con cui cerco di condividere il mio lavoro sono quelle dalle quali non mi aspetto di solito dei complimenti. Diciamo che cerco di scegliere lettori più complicati, più diffi- cili, perché sono quelli le cui critiche, i cui feedback possono darmi dei consigli utili. Dopo che ho ricevuto i consigli cattivi allora posso condividere le cose che ho scritto con le persone a cui sono vicino, i miei amici, la donna che amo e qualche volta anche con persone quasi sconosciute.

Lauren: Una volta mi hai detto che scrivere era un atto narcisistico. Cosa vuol dire? Lo pensi ancora?

Giacomo: Sì, una volta ti ho detto che scrivere è un atto narcisistico. Ti ho detto ques- ta cosa quando ho cominciato a scrivere. Quando ho cominciato a pubblicare ed ero innamorato di me. Credevo che quello che stavo scrivendo, ed in particolar modo il li- bro che hai tradotto avrebbe cambiato il mondo, avrebbe cambiato la mia vita, quindi la mia voglia di far leggere, di scandalizzare con qualcosa di nuovo mai sentito prima era totale. Penso ancora che sia un atto narcisistico ma molto meno di prima. Penso che la scrittura sia soprattutto comunicazione e capacità di raccontare una storia. Non solamente e necessariamente la voglia di farsi conoscere nella propria capacità o nella propria tecnica. È anche bello adesso scomparire, anzi adesso mi rendo conto che più un autore è capace di scomparire dalla propria opera più questa opera ha valore.